
Con l’approvazione della Legge di Bilancio, dal 15 giugno 2026, la PA verificherà la presenza di debiti esattoriali per ogni compenso professionale, eliminando la soglia dei 5.000 euro anche per il patrocinio a spese dello Stato: in caso di inadempienza, l’ente pubblico verserà il compenso direttamente all’Agente della Riscossione fino a copertura del debito fiscale (art. 1 c. 725 L. 199/2025).
In precedenza le Pubbliche Amministrazioni erano tenute a verificare la regolarità fiscale del beneficiario solo per pagamenti di importo superiore a 5.000 euro: sotto tale cifra, il pagamento fluiva senza controlli automatizzati sulla posizione debitoria del creditore; con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026, il legislatore ha deciso di scardinare questo sistema per una categoria specifica, gli esercenti arti e professioni, stabilendo che (nuovo comma 1-ter), per i redditi di lavoro autonomo (definiti dall’art. 54 TUIR), la verifica dell’inadempimento scatta per pagamenti di qualunque ammontare, anche inferiori ai 5.000 euro (art. 1 c. 725 L. 199/2025).
Questa “micro-verifica” sistematica trasforma ogni fattura professionale verso un ente pubblico, un’università o una società a partecipazione pubblica in un potenziale strumento di compensazione coattiva: non conta più l’entità del compenso, ma anche una parcella da poche centinaia di euro potrà essere intercettata se il professionista ha una cartella esattoriale scaduta e non pagata (o non rateizzata).
Studio Baldinelli – Ancona